Letture di varia provenienza

 

 

 

Ho messo gli stivali gialli. Appunti da un viaggio che non volevamo fare di Anna Solaro – Il canneto editore

 

        Le parole (scelte casualmente) di Anna Solaro come punto di partenza per personalissime riflessioni sulla malattia

 

 

 

Certi gesti ti salvano più delle parole.

(pagina 16)

Questa frase richiama la mia preferita del romanzo Preghiera per Černobyl' di Svetlana Aleksievič: “Ci sono malattie che non si possono curare. Bisogna solo sedersi accanto al malato e accarezzargli le mani.”

Frase che, per quel che mi riguarda, è valida per ogni dolore. Ho sempre ritenuto più utile un gesto concreto di vicinanza che tante parole.

 

 

 

Mi sentivo sopraffatta dalle emozioni.

(pagina 17)

Parole riferite ai momenti successivi alla diagnosi.

Nel mio caso, ricordo una devastante sensazione di morte, molto simile a quella provata poco dopo l’ultimo respiro di mia mamma.

 

 

 

“io sono” al di là della malattia.

(pagina 19)

Non riesco ad incarnare questo motto di Anna. La malattia ha così tanto divorato la mia vita che a volte proprio mi ci identifico, impietosamente. Pazienza!

 

 

 

«Lei cosa ha?»

(pagina 36)

Talvolta qualche altro paziente rivolge questa domanda ad Anna per parlare della propria patologia.

Io cerco di familiarizzare il meno possibile con chi condivide con me gli spazi della cura, tendenzialmente non ho mai voglia di chiacchierare con nessuno, soprattutto se l’argomento è la malattia. In genere me ne sto nascosta dietro un libro, come rannicchiata in una trincea.

 

 

 

Ringrazio chi prega ogni giorno per me, in tanti modi.

(pagina 37)

Anch’io ringrazio le tante persone che pregano per me. Mi sento avvolta e confortata dal sapere di essere oggetto di continue invocazioni su cui fare affidamento.

A questo proposito ricordo spesso certe parole di santa Faustina Kowalska: “Da qualche tempo mi capita di sentire nell'anima quando qualcuno prega per me”.

 

 

 

Mi sto prendendo il patentino dell’essenziale: sto riuscendo a fare a meno di tutto, eppure mi serve tutto.

(pagina 53)

Quante mancanze!

Quante situazioni si mangia la malattia, certe le assale vorace sbranandole, altre le sorbisce lentamente, illudendo di lasciare qualche avanzo.

 

 

 

La delusione è uno dei sentimenti che ricordo, è quella che mi ha provocato, che mi provoca maggior dolore.

(pagina 74)

Questa è la prima di alcune frasi dedicate alla delusione; uno dei miei passaggi preferiti del libro! Le delusioni mi sono sempre state compagne fedeli e, immagino, non abbiano intenzione di lasciarmi…

 

 

 

Quest’estate potrò andare al mare?

(pagina 83)

Ad oggi sono due le mie estati senza mare.

Qualche giorno fa, in una deserta spiaggia invernale, ho cercato tracce emotive di me stessa abbandonata al sole estivo o immersa nell’azzurro salato; le ho trovate, solo un po’ scolorite.

 

 

 

Guardarsi allo specchio continua ad essere importante ma non è semplice.

(pagina 91)

Non è semplice, infatti Fuggo gli specchi

 

 

 

Con mia figlia ogni giorno passiamo al vaglio le parole.

Cerchiamo solo quelle che servono.

(pagina 92)

Le parole mi affollano sempre la testa. Spesso ne farei a meno, sognando un silenzio che mi avvolge in un abbraccio fraterno.

 

 

 

La cura sorge solo quando l'esistenza di qualcuno ha importanza per me. Comincio allora a dedicarmi a quella persona, mi dispongo a divenire partecipe del suo destino, delle sue ricerche, delle sue sofferenze e dei suoi successi, della sua vita.

(pagina 94)

Una sorta di programma di vita, da usare con i legami più intensi.

 

 

 

Da subito, in attesa di cure mediche e di esiti, ho cominciato a curarmi alla mia maniera, secondo una posologia quotidiana variabile che consente ai miei occhi di piangere finché non decidono di asciugarsi, (…).

(pagina 95)

In genere anch’io concedo il “via libera” alle lacrime perché si sentano padrone dei miei occhi, finché ne hanno voglia. Poi, lentamente, si stancano, lasciano spazio ad una malinconia impalpabile, aspettando di tornare.

 

 

 

Anche quando la dottoressa mi ha comunicato la presenza di questo ospite sgradito e inatteso non trovava le parole.

(pagina 96)

Ricordo spesso di aver soppesato con un immaginario bilancino di precisione le mezze parole e i “detti e non detti” dei medici, che in fondo sono efficaci come dichiarazioni esplicite.

 

 

 

La vita è stata e sarà un giorno per giorno bellissimo.

(pagina 99)

Qualcuno di recente mi ha invitato a vivere con cuore e forza l’oggi, perché è l’unico giorno che ho.

Ci sto provando…

 

 

 

Arrivata a casa, quell’11 novembre del 2019, ho scritto: “Mi dedico l’idea di una passeggiata su un tappeto di aghi di pino, il ricordo delle corse con mia figlia piccola giù da un prato e l’eco delle sue risate (…)”

(pagina 119)

Meraviglioso il ricordo di Anna della figlia da bambina!

Un giorno, in una sala d’aspetto ospedaliera parlavo con una persona “senza figli non per scelta” come me che a un certo punto ha detto: “In questo periodo di malattia sarebbe bello aver un figlio!”

Si, sarebbe bello.

 

 

 

Ho provato e provo a raccontare la malattia per come la sto vivendo.

(pagina 133)

È quello che faccio da tempo anch’io in queste pagine con le mie fragilità, molto prima che arrivasse la malattia. Quando mi sono trovata con tanto dolore che non sapevo dove mettere, l’ho messo online!

 

 

 

Grazie per tutti i vostri messaggi e per la vostra vicinanza!

(pagina 155)

I messaggi sono sempre graditi, cacciano via la solitudine e distraggono dalla malinconia.

 

 

 

Pensa alle tue passioni e continua a viverci dentro, per come puoi.

(pagina 158)

Queste parole mi accompagnano a quelle della poetessa statunitense Melody Lee: “Se vuoi curare la tua anima, trova una passione e lascia che questa ti consumi. Lasciati annegare in ciò che ami.”

Le passioni mi salvano sempre e mi coccolano nei momenti di sconforto; le seguo continuamente (Self-portrait)!

 

 

 

In sala d’attesa in ospedale ognuno porta con sé qualcosa da casa, qualche genere di conforto. Il gesto di estrarre quel qualcosa dalle proprie borse è usuale.

(pagina 173)

Il mio genere di conforto in questi casi è sempre un libro, utilissimo per fuggire…

Ma anche un quaderno su cui annotare emozioni, talvolta bagnandolo di lacrime.

 

 

 

Una delle mie più grandi sofferenze: il pensiero per Eugenia e Mirco.

(pagina 190)

La mia è solo per il mio amore. Talvolta ho provato a dare voce a questa emozione (Diventerò, Agonia, Commiato).

 

 

 

Da ieri hanno cominciato a cadermi i capelli. Stamattina in maniera significativa. 

(pagina 231)

Io ho optato per una rasatura totale e impietosa subito dopo la prima seduta di chemioterapia. I miei capelli restano conservati in attesa di passare con me l’eternità (Ai capelli rasati per la chemioterapia).

 

 

 

Avere un cancro significa vivere nel presente.

(pagina 249)

A volte il presente è quello che è.

A volte si rischia di desiderare che il nulla prenda il sopravvento.

A volte l’angoscia diventa una padrona esigente che non lascia spazio ad altre emozioni.

A volte il desiderio di solitudine vince su tutto e fa dimenticare anche le presenze più amate.

A volte neppure i ricordi migliori richiamano sorrisi.

A volte piangere è l’unica strada.

 

 

 

Ho fondato insieme ai miei compagni anche un gruppo di cura, “Versi di cura”, e credo che questa sia stata una delle cose più belle che potessi, potessimo fare.

(pagina 272)

Ogni volta che penso al bene che ricevo da “Versi di cura” dedico un applauso alla fondatrice dal profondo dell’anima. Non ho conosciuto Anna nella sua vita terrena, ma attraverso i suoi affetti e i suoi scritti mi è diventata amica preziosa.

 

 

 

Anna non scriverà più post

(pagina 275)

Anch’io un giorno smetterò di scrivere, per sempre. Affidandomi alla misericordia di Dio.

 

 

 

 

 

 

 

Per saperne di più:

 

https://www.cannetoeditore.it/prodotto/ho-messo-gli-stivali-gialli-appunti-di-un-viaggio-che-non-volevamo-fare/

 

 

 

“Racconti brevi” di Marco Vichi e Giancarlo Caligaris – Edizioni Magdalena

 

        Incontri con la morte tra le pagine…

 

Talvolta la morte è leggera, come un soffio di lacca spruzzato con garbo nel ritocco finale su una chioma leggiadramente ordinata.

Talvolta la morte si incarna in un fiume di lacrime che scorre senza sosta, mentre infinite voci domandano perché?

Talvolta la morte svela sul lontano passato scenari inimmaginabili, frutto di colpe che si sublimano sussurrando una richiesta di perdono.

Talvolta la morte è accompagnata da rabbia invidiosa nutrita dalla solitudine, mostrando tracce del suo passaggio solo a sguardi capaci di percepire anche i pensieri.

Talvolta la morte segna tutta una vita, occupando la memoria con odori e suoni e generando pianti per un lutto che non trova quiete.

Talvolta la morte prevede un brindisi, festeggiando una liberazione a lungo sognata.

Talvolta la morte si diverte, sogghignando in uno studio notarile alla lettura di un testamento…

 

Per saperne di più:

https://www.magdalenaedizioni.it/libro2.html

 

        “Io sono Cucina” di Clizia Nicolella – Edizioni Magdalena

 

         Un’emozione per racconto…

 

Un racconto mi richiama alla mente tutte le fantasie fatte sull’Aldilà.

Un racconto mi propone una frase che spesso mi è girata per la testa: Ho sentito il desiderio d’aria, come quelli che hanno nostalgia di un luogo o di una persona che non hanno mai conosciuto.

Un racconto mi presenta un pensiero in cui riconoscermi: Sto bene solo in treno, in fuga dal presente.

Un racconto mi intristisce perché probabilmente non andrò più in vacanza.

Un racconto mi parla di alimentazione, che a breve dovrò cambiare a causa di una lunga e antipatica terapia

Un racconto mi porta indietro nel tempo, quando il mio piccolo ospite bielorusso si divertiva fingendo di essere un cane.

Un racconto mi offre una verità da applauso, cioè che la sofferenza degli altri è facile da sopportare.

Un racconto mi dice quanto sia importante la grammatica, anche in contesti inaspettati!

Un racconto mi sbatte in faccia quanto tempo avrei passato volentieri nei blog per mamme, se la vita fosse stata un po’ più benevola nei miei confronti…

Un racconto mi regala una frase in cui si riconosce un frammento della mia vita: magari la gioia di uno sarà il dolore dell’altra.

Un racconto mi suggerisce che non solo nella scuola il massimo che può succedere è una bocciatura…

Un racconto mi fa pensare che, potendo scegliere, un giorno diventerei Biblioteca (magari Sezione Poesia).

Un racconto mi colma di nostalgia, pensando al mio (ex) piccolo ospite bielorusso che affronta l’età adolescenziale con il suo corredo di indolenza in una terra lontana.

Un racconto mi ricorda che una volta un referto ha detto che stavo morendo.

 

Per saperne di più:

 

https://www.magdalenaedizioni.it/libro1.html

 

 

Immagini silenziose - 25 itinerari dentro e fuori le mura del cimitero monumentale di Staglieno in Genova di Luciano Rosselli e Matteo Pastorino – Erga Edizioni

 

 

 

 

In questi giorni in cui si fa sentire più forte la nostalgia del mio “bambino (ormai ragazzino!) di Chernobyl”, che avrebbe dovuto essere in Italia per una settimana di vacanza, mi tiene compagnia un libro, destinato certamente a diventare compagno fedele di prossime uscite.

 

Conosco già tutti i luoghi descritti (qualcuno meglio e qualcuno peggio); vivo così questa lettura come l’occasione di approfondire ulteriormente amicizie consolidate e di farne crescere altre ancora un po’ superficiali.

 

Con il protagonista del testo, il Cimitero Monumentale di Staglieno, ho un legame iniziato nell’infanzia. Ricordo che da bambina ci andavo con la mia mamma una volta alla settimana per fare visita a una zia defunta intorno ai 30 anni, quando ero molto piccola.

 

Ho un ricordo intenso e piacevole di quei momenti nella grande necropoli, certamente anche dolorosi per mia madre rimasta senza la giovane sorella. All’epoca avevo già intercettato dei preferiti ed altri che mi facevano paura… Talvolta immaginavo storie sui personaggi di marmo incontrati…

 

Con lo stesso spirito di curiosità (che mi illudo di aver mantenuto intatto!) mi affido ad Immagini Silenziose per scoprire percorsi e luoghi in cui annacquare i tristi pensieri di questi giorni.

 

Forse, un giorno, proporrò questi percorsi a un giovane figlio della Russia Bianca….

 

 

 

Per saperne di più:

 

https://erga.it/catalogo/immagini-silenziose-silent-pictures/

 

 

 

“Andar per statue. A Genova e in Liguria in 85 tappe” di Patrizia Traverso e Stefano Tettamanti – Il Canneto Editore

 

         Curiosando tra le pagine di un libro ricco di spunti dedicato a statue liguri

 

La divisione in zone geografiche rende agevole la consultazione, progettando una gita o almeno una deviazione per ammirare le opere descritte.

Mi diverto a costruire il mio virtuale e personalissimo percorso, quello del cuore e della memoria scegliendo alcune delle 85 tappe descritte.

 

Inizio dalla Strega di Triora, ricordando di aver visitato con interesse il museo della stregoneria del paese. E’ passato tanto tempo…

Sarà il momento di tornarci?

 

 

E la tempesta ci sorprese

Due miglia dopo Capo Horn

 

Avendo in mente questi versi di una canzone di Roberto Vecchioni, mi reco a Imperia Porto Maurizio ad ammirare la statua dedicata a tutti i naviganti che hanno doppiato Capo Horn. Mi piacerebbe tanto farmi fotografare a fianco del fiero timoniere.

Sarà possibile?

 

 

Mi sposto a Pietra Ligure ad omaggiare il protagonista del libro della mia vita: Don Chisciotte. Vorrei passare ore davanti all’effigie dell’eroe della Mancha per raccontargli che grande ruolo abbia avuto per me da quando l’ho incontrato.

Gli interesserà?

 

Da Sestri Ponente percorro il sentiero (intriso di ricordi!) che sale al Monte Gazzo per un saluto devoto alla statua della Madonna. Quest’opera di Antonio Brilla colpisce per le dimensioni colossali.

Saranno così mastodontiche anche altre creazioni dello stesso autore?

 

Adesso mi intrufolo nella mia scuola di un tempo, il Liceo Colombo di Genova, nella zona del Carmine, per fermarmi davanti alla statua del grande navigatore a cui è dedicato l’istituto. Mi diverto un po’ a chiacchierare con lui dei tempi passati.

Ma si ricorderà di me?

 

 

Mi sposto di pochissimo, restando nel quartiere del Carmine dove, in Piazza Bandiera, è collocata la statua di Enea. La vita mi ha portato a passare molto spesso di qui senza, ad esser sincera, notare tanto quest’opera. La consuetudine rischia di dar per scontati luoghi e cose.

Riuscirò, in futuro, ad apprezzare anche ciò che è familiare?

 

Sempre a Genova vado in Piazza Tommaseo per ammirare la statua di Manuel Belgrano. Il mio interesse per la storia dell’emigrazione mi ha fatto conoscere questo illustre ligure in terra argentina.

E’ abbastanza nota la sua vicenda?

 

Lascio Genova, vado nel comune di Valbrevenna; proprio presso il Municipio incontro l’Emigrante.  E’ questa, di tutte le statue del libro, la mia preferita. Ho le radici in questa valle, come i miei antenati emigrati. Mi immagino i loro discendenti orgogliosi del cognome ligure, anche se pronunciato in un’altra lingua e, soprattutto mi domando: sogneranno un ritorno?

 

 

http://www.cannetoeditore.it/libri/arte-e-grafica/andar-per-statue-a-genova-e-in-liguria-in-85-tappe-di-patrizia-traverso-e-stefano-tettamanti/#.X3TVCBAzbIU

 

 

 

 

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