Alcuni oggetti che hanno vissuto da vicino le vacanze terapeutiche di un bambino bielorusso in epoca pre-covid e pre-guerra raccontano…

 

 

Il desiderio

rabbioso

si è trasformato

in rassegnata

malinconia.

 

Nessuno comprende

i rimpianti

rimuginati

in solitudine.

 

Una vita

senza vittorie

si adagia,

tranquilla,

al suo ultimo posto.

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Eccomi!

Vedete bene chi sono! Uno strofinaccio che rappresenta la Liguria. Certo, posso sembrare un banale prodotto per turisti, ma ho avuto un ruolo importantissimo durante le vacanze genovesi di Kattim.

La padrona di casa aveva avuto l’idea di acquistarmi per usarmi come tovaglietta del bambino bielorusso. Grande idea! Sono servito come “cartina geografica” e il piccolo si divertiva a cercare le località durante i pasti; aveva memorizzato i luoghi in cui era stato ed immaginava interessanti percorsi per il futuro.

Un po’ di disappunto quando – alla proposta di un viaggio a Mentone – gli veniva detto che non sarebbe stato possibile, dovendo rispettare le leggi che regolavano le vacanze terapeutiche dei “bambini di Chernobyl”.

Regolavano. Ora è tutto finito. Da tre anni e mezzo sto chiuso in un armadio 😥

 

 

 

Oggi sono sei anni.

Era sabato17 giugno 2017 quando Kattim è stato qui insieme ai suoi ospitanti per vedere una mostra dedicata ai dinosauri.

Il bambino, all’epoca di sette anni, era arrivato due giorni prima dalla Bielorussa sperimentando la novità della “vacanza terapeutica”.

 

Ho sentito raccontare dai miei “colleghi dinosauri” che erano esposti all’interno del museo che il piccolo si era divertito tantissimo quel giorno; soprattutto si metteva continuamente in posa per farsi fotografare con le suggestive riproduzioni degli animali estinti.

 

Ho saputo che Kattim, tornato a casa, ha voluto far vedere ai suoi ospitanti come si scrive la parola pterodattilo in cirillico.

 

Qualche giorno dopo, il 22 giugno, il piccolo è stato accompagnato a conoscere i miei simili che all’epoca abitavano a Genova Bolzaneto. Che momenti emozionanti per Kattim! Il bambino correva da un dinosauro all’altro studiandone, affascinato, i dettagli!

I miei “colleghi” della Val Polcevera mi hanno raccontato che un momento davvero magico è stato quello dei saluti finali, che hanno suggellato una nuova amicizia.

 

 

 

Da quel che ho sentito dire Kattim non tornerà più, per tanti brutti motivi.

Restano i ricordi.

 

 

 

 Sono un muro di Genova, vicino a Corso Firenze.

Qualcuno potrebbe pensare che sono solo un muro, che non so cogliere le emozioni. Non è vero! Per confermarlo posso raccontare di un pomeriggio di dicembre del 2020. Proprio qui vicino a me c’erano gli ospitanti di Kattim; erano insieme ad un amico che li riprendeva col cellulare mentre inviavano gli auguri di Natale al loro bambino bielorusso, che non avrebbero rivisto a causa delle restrizioni per il Covid. Fingevano gioia ma ho capito benissimo quanto fosse grande la loro sofferenza.

Ogni tanto passano di qua e mi vengono a raccontare che il loro piccolo, anche a causa di una guerra, non è più tornato e sento il dolore diffondersi, sovrastandomi.

 

 

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