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Luoghi

 

Appunti distratti di viaggio

 

 

 

 

Fin dall’infanzia, vedendolo da fuori, ho sempre pensato che fosse un luogo fiabesco. Ricordo di aver fantasticato spesso osservando questa dimora dall’aspetto antico. La memoria di emozioni passate rende ancora più coinvolgente questa visita regalata dal Fai.

 

 

 

Forse quando è buio una torcia accoglie i visitatori….

 

 

I portoni hanno sempre il loro fascino…

 

 

Davanti a questa prospettiva del castello è facile pensare a una principessa prigioniera nella torre…

 

 

Qualche finestra potrebbe aprirsi da un momento all’altro…

 

 

Una sentinella potrebbe essere di guardia da tempo immemorabile.

 

 

Due epoche diverse sono confinanti!

 

 

Entrando nel castello mi sento un’ospite privilegiata; ogni dettaglio sembra volermi raccontare la sua storia.

 

 

Se potessi stare qui più a lungo ascolterei ogni oggetto e ogni immagine.

 

 

Lo sguardo insegue tutte le suggestioni offerte dall’atmosfera che regna in questo luogo.

 

 

 

Forse questo moretto reggitorcia vuole dirmi qualcosa…

 

 

Ecco il punto di vista che preferisco!

 

 

Due amorini sembrano conoscere bene il mondo…

 

 

Un castello da fiaba può non avere merli?

 

 

Che bella sorpresa incontrare un risseu nel terrazzo!

 

 

 

Mi fermo a contemplare una lapide che narra della morte di un figlio.

Il dolore indicibile visita anche le dimore principesche…

 

 

 

 

 

Fotografie scattate il 26 marzo 2022

 

 

 

Per saperne di più:

 

https://www.cambiaste.com/it/index.asp

https://fondoambiente.it/luoghi/castello-mackenzie?gfp

https://www.cwgc.org/find-records/find-war-dead/casualty-details/3055460/#&gid=1&pid=1

 https://astreetnearyou.org/person/3055460/Captain-Ivan-Mario-Mackenzie

 

 

 

 

 

 

        Presso un’antica immagine (nota anche come “Madonna del latte”) nella basilica di Nostra Signora delle Vigne a Genova

 

Ogni giorno attraverso i vicoli, stretti e vivaci, di questa città superba per visitare una grande chiesa mariana che nel nome richiama grappoli in filare.

Il mio obiettivo è un’effige, frutto dell’amato Medioevo, per chiedere l’intercessione della Vergine per tutte le amiche sognanti di esser chiamate col più dolce degli appellativi, mamma.

In preghiera sogno nuovi nomi, in ricami rosa e azzurri, che accrescono l’elenco dei ringraziamenti…

 

 

 

 

 

 

Per saperne di più:

 

https://www.genovatoday.it/eventi/cultura/colonna-miracolosa-basilica-vigne.html

 

 

 

 

 

 

Questo luogo visto dall’alto incuriosisce, promettendo sorprese.

 

 

 

Intanto mi guardo intorno, osservando questa collina conquistata dalla città.

 

 

 

 

L’Albergo dei Poveri si mostra nel suo lato meno noto.

 

 

 

Mi diverto a osservare la struttura seicentesca attraverso le piante.

 

 

 

Una panchina (complimenti all’autore!) suggerisce un momento romantico.

 

 

 

Nella serra delle orchidee, ringrazio l’occasione che ho oggi mi ha portato a conoscere questo prezioso spazio genovese.

 

 

 

Ogni angolo riserva emozioni.

 

 

 

La serra delle piante succulente mi regala l’incontro con un mondo sconosciuto.

 

 

 

Tracce di paesi lontani animano questo piccolo universo verde.

 

 

 

I colori ringraziano di essere osservati.

 

 

 

 

 

La serra dedicata al paesaggio ligure (la mia preferita!) mi regala – attraverso le rocce – un percorso nella mia regione (con emozioni al seguito!).

 

 

 

 

Non conoscevo la smaragdite Sono felice di questo incontro “verde”!

 

 

 

Invece il diaspro lo conosco bene! Lo noto sempre quando il suo rosso si insinua nel bianco e nero dei risseu!

 

 

 

Il calcare mi porta in Val d’ Aveto e penso a paesaggi fiabeschi…

 

 

 

Con il portoro incontro l’isola Palmaria, e i miei ricordi.

 

 

 

Il percorso tra le serre dialoga con Corso Firenze.

 

 

 

Osservo l’esterno dalla serra delle felci.

 

 

 

 

 

Gioco ad immaginare il verde custodito da queste strutture.

 

 

 

Il rosa delle piante sfida quello dei palazzi!

 

 

 

L’Albergo dei Poveri osserva la valletta di San Nicola da secoli!

 

 

 

 

 

Il mio sguardo non resiste ai rami fioriti!

 

 

 

Le tracce di un antico edificio mi fanno sentire per qualche attimo in un’atmosfera magica!

 

 

 

Un tronco d’albero mi sembra un personaggio fuggito da una fiaba.

 

 

 

A volte succede che un sapore, un suono, un profumo riporti al passato. Vivo quest’emozione davanti a una pianta di bergenia, simile a quella ospitata nel giardino della casa della mia infanzia. Resto qui a confidarle ricordi.

 

 

 

 

 

 

Fotografie scattate il 12 marzo 2022

 

 

 

 

 

 

 

 

Per saperne di più:

 

https://www.facebook.com/serresannicola/

 

https://www.lauraguglielmi.it/persone-e-territori/orto-collettivo-di-valletta-san-nicola-albergo-dei-poveri/

 

 

 

Sono stata tante volte in questo luogo nel giorno della festa, la seconda domenica di luglio. Forse, sfondando la barriera del tempo, potrei incontrare la me stessa del passato che curiosa tra le bancarelle o in chiesa durante la messa. A proposito della messa, alcuni canti liturgici mariani ascoltati qui per la prima volta si sono fissati con forza nella memoria per consolare il cuore nei momenti di sconforto. Già lo sconforto, l’emozione che mi accompagna anche oggi mentre mi affido alla Madonna dell’Acqua.

 

 

 

Ma intanto è bene ripassare la storia….

 

 

 

Storia testimoniata anche da una lapide che, con una “K” al posto di una “H”, racconta della devozione di questa valle.

 

 

 

Un’altra storia, quella delle guerre mondiali, si può incontrare in questo luogo; un monumento ricorda i giovani partiti per il fronte e mai più tornati…

Mi commuove in particolare uno di loro.

 

 

Provo a leggere – con qualche difficoltà - il testo di una meridiana del XIX secolo:

 

 

“Quell'ombra che il fuggir dell’ora addita

Al comparir del Sol prendo respiro, al tramontar del Sol finisco e spiro”

 

 

 

 

 

Mi avvicino alla cappella presso il santuario, come chi chiede grazie o presenta la propria gratitudine.

 

 

 

L’intensità delle preghiere presentate in questo luogo è aggrappata alla roccia, come i rosari.

 

 

I simboli e le immagini domandano intercessione.

 

 

Una frase di san Massimiliano Kolbe sembra qui proprio per me…

 

 

“Non c’è gioia per chi rifiuta la sofferenza.”

 

 

Un fiore per aiutarmi a rasserenare i pensieri…

 

 

Un albero per rinverdire i sogni, se ce ne fosse bisogno…

 

 

Un’antica foto per ricordare com’era il santuario prima di una tragica notte del settembre 2015.

 

 

Uno sguardo per tornare al presente.

 

 

Nella mia confusa fragilità mi affido ancora alla “Salus Infirmorum”, “Salute degli Infermi”…

 

 

 

 

 

 

Fotografie scattate nel maggio 2021

 

 

Il primo febbraio nell’antico luogo sacro

 

Tatiana, una giovane donna, è seduta sotto il tiglio plurisecolare presso la chiesa di Sant’Orso; è il primo febbraio, il giorno dopo la grandiosa fiera che coinvolge tutto il capoluogo della Val d’Aosta.

La donna è qui proprio oggi con un obiettivo speciale.

 

Come ogni volta che si trova in questo luogo si concede un giro nel chiostro, dove adora osservare gli antichi capitelli, immaginando una storia per ognuno. Il suo preferito? Quello candido dedicato ad Isacco; in fondo lo sente tanto vicino pensando alla vicenda della madre Sara.

 

La giovane entra in chiesa, timorosa e speranzosa, avendo nella mente gli sguardi di chi da qualche tempo la compatisce. O la deride.

 

Si ferma davanti a un affresco che ritrae Maria con il bambino e sant’Anna. La donna ricorda di aver letto la storia della madre della Vergine e pensa con commozione a quanto ci si era immedesimata.

 

Tatiana scende nella cripta e sosta in preghiera davanti a una Pietà; fissa la donna del Vangelo con il figlio esanime sul grembo pensando al suo di grembo, desolatamente vuoto.

Un quadretto ricamato attira la sua attenzione; un’effigie mariana con un ringraziamento.

Sogna un giorno di offrire anche lei un simbolo di gratitudine…

 

Si prepara al passaggio del musset. Fin da piccola ha sentito raccontare che affrontare quel brevissimo cunicolo il primo febbraio fosse miracoloso per liberarsi del mal di schiena. E della sterilità.

 

 

http://www.vdamonamour.it/2015/01/fiera-di-sant-orso-il-sacro-oltre-al-profano-valle-di-aosta/

 

https://archeologando.com/2018/01/29/sant-orso-di-aosta-storia-leggenda-e-tradizione-fiera/

 

http://www.popobawa.it/itinerari/valdaosta/aosta.htm

 

https://www.vagabondiinitalia.it/santorso-aosta/

 

https://www.cittaecattedrali.it/it/bces/233-chiesa-collegiata-dei-santi-pietro-e-orso

 

Info

Questo blog non costituisce una testata giornalistica. Non ha carattere periodico ed è aggiornato secondo le disponibilità e la reperibilità dei materiali.

Pertanto non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della Legge n.62 del 2001.

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